mercoledì 20 settembre 2017

RIPENSARE IL PALAZZO DELLA CULTURA

Procida: Il Palazzo della Cultura a Terra Murata

Esisteva una volta  a Terra Murata il Palazzo Giovanni da Procida, divenuto poi Conservatorio delle Orfane e infine Palazzo della Cultura, con l’annessa Cappella della Purità, oggi sala di convegni.
Circa 10 anni fa, esso è stato affidato con comodati d’uso gratuito agli Istituti Universitari L’Orientale e Il Suor Orsola Benincasa, al Signor Scotto di Marrazzo  con il Museo Casa di Graziella, ai Radio Amatori e a un’Associazione.
Il comune però si è riservato lo spazio per la Biblioteca Pubblica nel primo piano  dove l’Orientale ha posto la sua sede.
Pensiamo che allo scadere dei vari comodati il tutto vada ripensato in maniera nuova e più organica anche perché in questo momento il Palazzo della Cultura è l’unico spazio vitale, posto in sicurezza, che il Comune Possiede, oltre alla Casa Comunale in via Libertà.
Per cui esso dovrebbe essere veramente il palazzo dove si esplica, nelle forme più varie, la dimensione più alta e universale della cultura locale, per diventare lo spazio dove possono realizzarsi laboratori artistici, dove possono svolgersi seminari, corsi di formazione e di riqualificazione, incontri con autori letterari essendoci la biblioteca pubblica,  laboratori di lettura, laboratori teatrali, mostre artistiche e testuali con esplicito riferimento ai grandi autori che hanno fatto conoscere in tutto il mondo l’isola di Procida a cominciare da Lamartine e Elsa Morante  fino ad alcuni autori contemporanei, senza dimenticare il gran numero di scrittori procidani che a cominciare da Don Michele Ambrosino hanno impegnato  tutta la loro vita nella ricerca letteraria.
Quindi, uno spazio vivo di ricerca e di confronto, di elaborazione e di creatività,  in stretta collaborazione con le sinergie presenti nel territorio, per attuare la linea culturale dell’AMMINISTRAZIONE.
Infatti non è secondario il fatto che, in tutte le città e paesi in cui l’elemento artistico e culturale è pregnate, il palazzo storico più importante della città  raacchiude sempre in sé, come cuore pulsante, l’Assessorato alla Cultura.
E perché questo non può avvenire anche a Procida che sempre più si qualifica come isola culturale e artistica?
Pochi paesi al mondo hanno avuto il dono di presenze artistiche e culturali di rilievo come Procida, per cui sentiamo che il Palazzo della Cultura a Terra Murata   è chiamato a diventare il cuore pulsante della cultura locale, per  rappresentare dignitosamente al mondo  la ricchezza di idee, esperienze, valori qui accumulti nei secoli.
Distogliere l’attenzione da questo grande obiettivo, e non lavorare in questa direzione,  potrebbe determinate un grande danno per le generazioni future. Auspichiamo pertanto che possa nascere un  vero confronto politico su questo tema: “Quale futuro per il Palazzo della Cultura a Procida?”
Pasquale Lubrano Lavadera


martedì 19 settembre 2017

Lamartine poeta e politico



Alphons de Lamartine giovane in un viaggio in Italia giunge a Procida nel 1811.
Era nato a Macon nel 1790. 

Lamartine non è stato solo il grande poeta romantico delle Meditazioni. Egli, dopo il grande successo letterario come poeta, intraprese la carriera politica perché da monarchico aveva  colto la svolta storica dei tre principi della rivoluzione francese, li aveva assimilati e si era buttato nell’agone politico, prima come Sindaco e poi come membro del Parlamento, per difendere i diritti dei poveri, dell’infanzia e per combattere  l’idea della guerra come risoluzione dei conflitti tra gli stati. Inoltre grande fu la sua battaglia  politicaper combattere la pena di morte che egli riteneva assurda.

Lamartine a 30 anni sposa Marianne Birch
Nel 1848, poi,  fu l’ispiratore della seconda rivoluzione francese e Ministro degli Esteri nella breve  Seconda Repubblica. Esperienza soffocata dal  populismo nascente che capovolse il nuovo assetto e volle la  restaurazione dell’Impero napoleonico.
 Lamartine sconfitto  e amareggiato  lasciò la politica e si dedicò esclusivamente alla scrittura e in quegli anni scrisse  Graziella. Un piccolo romanzo in cui riviveva l’esperienza di un viaggio in Italia agli inizi dell’800 con approdo a Procida. Il romanzo ebbe un successo strepitoso in Francia e in Europa e fece conoscere a molti il nome di Procida. Da quel momento numerosi  francesi si avventurarono nell’isola per respirare l’atmosfera di cui avevano colto la bellezza nelle pagine di Lamartine.
Quando Elsa Morante  sbarcò a Procida nel 1954  vi trovò infatti  molti turisti francesi, tra i quali la famosa traduttrice Juliette Bertrand che aveva preso dimora stabile nell'isola.

La prima edizione Garzanti di Graziella tra i grandi libri
in copertina il dipinto "Artista di strada a Procida" di P. Bonirole 1840

Nel 1960 poi, il marito della Morante, Alberto Moravia, inviato speciale  a Procida  per un articolo da pubblicare su Le vie d’Italia, volle titolarlo L’isola di Graziella, nonostante la moglie avesse già scritto e pubblicato con successo L’isola di Arturo.
Va ancora detto che qualche anno prima, nel 1948, la UTET aveva pubblicato  in Italia i Discorsi Politici di Lamartine, in quanto nella nascente repubblica italiana non c’era ancora molta letteratura democratica e quel testo venne letto con grande interesse dai  nostri politici i che si avventuravano a gettare le basi della democrazia repubblicana.

Lamartine visse gli ultimi anni in grande povertà.
Muore a Parigi nel 1869

Con i Discorsi Politici ritornò nelle librerie anche Graziella che visse una nuova stagione di successo, tanto che la Garzanti lo inserì tra  “I grandi libri”, con un’accurata traduzione di Caterina D’Agostino  e con un’ampia nota storica. Si capiva in maniera nuova che quel piccolo romanzo si caratterizzava, nel suo esplicito simbolismo, come  un inno alle classi umili della società e ai valori  democratici della nuova Repubblica.


Pasquale Lubrano Lavadera.

lunedì 18 settembre 2017

Procida: Il Sindaco non è un “Mammasantissimo”

Il Sindaco di Procida Raimondo Ambrosino

Qualcuno ha scritto che i miei articoli politici sono di parte. La qualcosa è la verità perché  ognuno scrive in base all’esperienza che ha vissuto e le esperienze sono sempre diverse l’una dall’altra ed espressione di una “parte” e non del “tutto” Ma le diversità sono date per confrontarsi non per combattersi.
Questo è lo sforzo primario della democrazia!
Purtroppo oggi in Italia la democrazia  è avvelenata  dal turpiloquio, dall’aggressione verbale, dalla presunzione e dallo scontro ideologico..
Ma veniamo alla realtà di oggi al Comune di Procida.
Nonostante molte interviste, articoli, lettere ai cittadini da parte del Sindaco Raimondo Ambrosino e di membri dell’Amministrazione, ho l’impressione che molti procidani non si siano ancora resi conto della grave situazione economica e sociale in cui versa il Comune di Procida. 
Infatti parlando con amici continuo a sentire spesso critiche sugli attuali Amministratori, come se loro fossero la causa prima della crisi in atto nel paese.
E invece è mia convinzione che la crisi è cominciata  molti decenni fa e che oggi  si è riacutizzata con un debito spaventoso registrato dal Ragioniere Capo al 31 maggio 2015, con le casse totalmente vuote, con dipendenti che vanno in pensione e non possono essere sostituiti, con due uffici comunali fondamentali inquisiti e con dipendenti rinviati a giudizio.
Le  domande  che mi pongo di fronte a questo scenario disastroso sono queste:
Come fanno questi nuovi Amministratori a trovare la forza per portare avanti  un Comune  in queste gravi condizioni? Come hanno fatto a recuperare già oltre un milione e mezzo del debito pregresso? Chi ha dato loro la forza e il coraggio di presentare continuamente piani di riequilibrio  ad una Corte dei Conti scettica e con grandi dubbi sulla possibilità del nostro Comune di risolvere  i problemi senza ricorrere al dissesto?
Personalmente penso che sia un vero e proprio miracolo se questi giovani Amministratori non si sono ancora arresi, e conducono ogni giorno una battaglia su tutti i fronti, per sovvenire alle necessità impellenti  dell’isola, per sanare  ferite, ritardi, inadempienze, con un porto turistico venduto a privati e con un alto numero di disoccupati e di giovani che lasciano l’isola, con lavori pubblici lasciati incompiuti, con le strade per la maggior parte dissestate, e con un traffico devastante.
Si, è un miracolo se questi Amministratori stanno portando avanti con coraggio e lealtà - che molti non vedono - la lotta alla corruzione, al clientelismo, all’illegalità che sono le malattie mortali della vita sociale e politica di una città.
Non solo, ma stanno favorendo in tutti i modi  un corretto rapporto tra Comune e Istituzioni scolastiche, stanno affrontando i problemi che mano a mano emergono a cominciare dal traffico, hanno dato il via all’isola ecologica e  intensificato la raccolta differenziata; hanno promosso la crescita delle Associazioni, valorizzando i talenti artistici e culturali presenti  sul territorio e, cosa non secondaria, stanno progettando  con onesta sensibilità e una seria programmazione l'accoglienza di quel numero di rifugiati che la Prefettura ci ha assegnato.
Da dove nasce, allora, lo scontento che sento serpeggiare qua e la? Quali le cause profonde di questa cecità collettiva  che impedisce ai procidani di capire  in quale disastrosa situazione i nostri Amministratori sono stati chiamati ad operare, e gli immani sforzi che stanno compiendo?
Me lo sto chiedendo da tempo e non riesco ancora a vederci chiaro. Qualche idea però comincia a venir fuori.
Prima fra tutte la ricchezza dell’isola. Nella graduatoria nazionale risultiamo uno dei paesi più ricchi d’Italia. E si sa, per esperienza che il ricco non riesce a comprendere sempre la condizione di chi è povero e indebitato. Il procidano forse non riesce a credere alla assoluta povertà delle casse comunali e al debito  strozzante accumulato fino al 2015, alla disastrosa situazione della Casa Comunale,  e le difficoltà oggettive con le quali bisogna imbattersi ogni giorno, nonostante le ripetute dichiarazioni e nonostante i dati siano a disposizione di tutti.
Inoltre in Italia spesso la figura del Sindaco è stata equivocata, retaggio della vecchia monarchia, della dittatura e degli errori della democrazia nascente. Si guarda a lui come se fosse un specie di “Mammasantissimo”, ossia una persona che deve risolvere il problema  personale di cittadini: dare un posto di lavoro, aiutare un parente a uscire dal carcere, trovare un posto letto in ospedale e tant’altro ancora. Purtroppo anche nell’isola si fa spesso questo errore e si pensa che il bene comune sia la somma dei beni individuali. E di conseguenza si crede che il Sindaco debba dire sempre sì.  Ed anche molti del popolo che lo ha votato cadono in questo errore: “Ma come? Io l’ho votato e devo avere qualcosa in cambio!”
Se infatti  il Sindaco dice no a qualcuno della sua parte politica – ed è capitato spesso - gli si punta il dito contro e lo si accusa di “incapacità” o gli si voltano le spalle.

Forse è il caso di ricordare invece cosa deve rappresentare, garantire e promuovere un Sindaco.
Raimondo Ambrosino è stato eletto dal popolo per rappresentare l’onestà, la giustizia, la legalità, la solidale partecipazione del popolo procidano allo sviluppo e al benessere dell’isola; per garantisce la libertà, l’uguaglianza e la fraternità nel paese promuovendo prima di ogni altra cosa il bene comune, la partecipazione attiva dei singoli e dei gruppi, i diritti fondamentali, il rispetto dell’ambiente, la pace e la serenità della vita; per adoperarsi affinché il nome di Procida sia sempre un nome degno di un popolo che da secoli ha lottato per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e che è sempre risorto dopo tragedie sociali e politiche. Non dimentichiamo mai che  molti procidani, pagarono con la morte e con l’esilio, nel 1799, l’anelito ad una siffatta vita democratica.
Possiamo, sicuramente, qualche volta non gradire certe scelte o ritenerle sbagliate, ma fino ad oggi non ho mai visto Raimondo Ambrosino rifiutare un confronto con chicchessia, sapendo anche correggere certe decisioni prese.
Ritengo pertanto che egli merita, dal punto di vista politico, la nostra stima e l’incoraggiamento ad andare avanti nella strada intrapresa, nella speranza che la Corte dei Conti sciolga le sue riserve e non ci invii il Commissario.
E auspico vivamente che anche i suoi Assessori seguano il suo esempio lavorando in stretta unità con lui, e non si lascino trascinare nel perverso gioco di chi gioca a disgregare la squadra per indebolirla e farla cadere. Sarebbe per Procida una grande iattura che noi speriamo non avvenga.

Pasquale Lubrano Lavadera

venerdì 15 settembre 2017

La cultura non cresce con gli eventi


Da un'interessante intervista a Riccardo Muti:

In ogni città ci vuole un progetto culturale condiviso, senza invidie né gelosie.  Se la cultura venisse usata come elemento di crescita del turismo, porterebbe un beneficio forte all'economia. L'Italia dovrebbe avere il record di turismo, cosa che non è. C'è qualcosa di sbagliato...Lo spettacolo-evento può uccidere la cultura... Farei aprire tanti teatri per darli alle forze locali che coltivino nuovi talenti. Favorirei regole per aprire l'opera a tutti, non appannaggio di un élite. C'è stato un lento e inesorabile cammino verso l'igmoranza generalizzata che nasce proprio per il disinteresse per la cultura, fin dalle scuole primarie.. Favorire la creatività e la libertà di espressione...Ogni vera opera d'arte è libera espressione dell'animo e va al di sopra di messaggi politici, anche se c'è stato un uso nefasto del potere. La vera cultura unisce, supera le divisioni, abbatte gli steccati.

Riccardo Muti

lunedì 7 agosto 2017

Trionfo di Antonietta Righi al Premio Internazionale "Arte Salerno 2017"

Salerno 11 giugno 2017: Antonietta Righi riceve il Premio "Vittorio Sgarbi - la Selezione"



Spontaneità e passione

Ancora un grande successo dell’artista procidana Antonietta Righi al Premio Internazionale di Arte Contemporanea “Arte Salerno 2017” organizzato dall’Associazione culturale “Artetra” presieduta da Veronica Nicoli e Armando Principe. La direzione artistica è stata curata da  Vittorio Sgarbi, con Daniele Radini Tedeschi presidente della Giuria. In questo contesto Antonietta Righi  si aggiudica il Premio “Vittorio Sgarbi- La Selezione” e viene invitata a partecipare alla Biennale di Venezia 2017.
La incontriamo nella sua casa-studio di Procida dove abbiamo ammirato i suoi lavori e la sua prossima opera.
Antonietta, se tu dovessi indicare una dote che ti caratterizza cosa diresti?
Ammiro molto la spontaneità negli altri e cerco di essere anche io spontanea, manifestando sempre i miei sentimenti e le mie esigenze più vere. Cerco esempre di essere con tutti me stessa
Ti aspettavi un così grande riconoscimento nella manifestazione internazionale di Salerno? Cosa ha rappresentato per te questo traguardo?
Come tutti gli artisti si crede in quello che si fa e si spera sempre nel riconoscimento da parte degli altri. Se poi questo riconoscimento viene da  personaggi della critica d’arte,  quel riconoscimento è una conferma che ti spinge a fare sempre meglio e a donare alla gente opere belle che ravvivino l’animo.
Antinietta ringrazia dopo aver ricevuto il Premio; sullo sfondo il suo quadro e il suo nome.
Ai giovani che intraprendono la strada artistica cosa diresti?
Direi di andare avanti con spontaneità senza fare calcoli ma rispondendo a quell’impulso interiore che ti spinge a fare. Senza la passione non c’è artista né arte, una passione che per essere coltivata richiede grandi sacrifici. I riconoscimenti verranno al momento opportuno, ma non bisogna puntare ad essi. Bisogna puntare ad esprimere al meglio quell’attitudine che ti trovi dentro.
Il riconoscimento di Salerno  è stato un punto di arrivo?
Un punto di arrivo e un punto di partenza. L’artista riparte ogni giorno in un’avventura di cui non conosce il cammino. Partecipare a un Premio così importante con 2000 partecipenti è un po’ una sfida. Quando mi sono vista tra i 300 selezionati già mi sembrava di aver raggiunto un traguardo. Aggiudicarmi poi la Selezione Vittorio Sgarbi con un quadro in cui ho creduto molto “Essere o non essere” ho provato una gioia indicibile.
Il quadro "Essere e non essere" col quale Antonetta Righi ha vinto il prestigioso pPemio.
Come è nato questo quadro?
E’ nato dalla mia esperienza di madre di tre figli. Volevo esprimere l’indecisione, il travaglio che i nostri ragazzi spesso vivono nella loro crescita, ma anche suscitare attenzione per loro, per la loro vita. Dobbiamo essere sempre vicini ai nostri ragazzi e seguirli anche quando qualche volte il loro cammino si fa difficile.
L’11 giugno 2017 sarà un giorno che difficilmente dimenticherai…
Certamente. Era appena iniziata la manifestazione quando mi si avvicina la conduttrice  e mi dice di salire sul palco. Un emozione grandissima. Vedo sul grande schermo la proiezione del mio quadro e a grandi letttre il mio nome. Il cuore ha fatto capriole. L’abbraccio di Sgarbi, l’invito alla Biennale di Venezia. Tutto mi sembrava un sogno e invece era la realtà.
So anche di un ulteriore traguardo  per la tua pittura in quel contesto di Salerno.
Si un mio secondo quadro “Icaro non cadrà” è stato quotato, nell’asta pubblica, 5000 euro. La qualcosa mi riempie di responsabilità  e mi spinge a lavorare con onestà e umiltà.
Antonietta Righi tra gli ideatori del Premio
Ed oggi  con quale animo ti prepari al futuro
Vivendo la mia vita come sempre , in famiglia con  i nipoti e dedicando le mie 5-6 ore alla pittura, senza però venir meno alle relazione con la mia gente. In particolare quest’anno ho intrapreso con mio marito Antonio  un cammino con un gruppo di famiglia della comunità con il nostro parroco don Marco Meglio. Abbiamo letto e commentato insieme  brani dell’Amoris Laetitia di Papa Frascesco e stiamo cercando di aiutarci  a scoprire il ruolo della famiglia nella società e ad aiutare le giovani coppie ad andare avanti affrontando insieme gioie e difficoltà.


A cura di Pasquale Lubrano Lavadera

domenica 6 agosto 2017

STUDIO E LOTTA ALLA ZANZARA TIGRE A PROCIDA

Studio e lotta alla zanzara tigre a Procida:
i primi risultati a livello internazionale
 
La prima riunione internazionale in Messico dove il ricercatore Marco Salvemini (il secondo da sinistra) ha presentato il progetto realizzato a Procida

A Procida è in corso da settembre 2015 uno progetto di ricerca dal titolo “Studi di dinamica di popolazioni di Aedes albopictus a Procida: verso il primo esperimento di soppressione di zanzare mediante la tecnica del maschio sterile in un’isola del Mediterraneo” che ha l’obiettivo di studiare questa specie di zanzara tigre sull’isola e di fare di Procida un “laboratorio naturale” dove provare in futuro metodiche nuove di controllo anche per altri insetti dannosi (come ad esempio mosche della frutta e flebotomi).
Tale progetto, coordinato dal dott. Marco Salvemini, si sta svolgendo nell’ambito del Protocollo d’Intesa tra il Comune di Procida ed il Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli e del progetto “Procida città della scienza” che vede l’isola in prima linea nella collaborazione con la Federico II su alcuni progetti scientifici di valorizzazione ambientale e di ripristino delle condizioni di vivibilità territoriale.
A Maggio 2017 è terminata la prima fase di studio iniziata ad Aprile 2016 consistita nell’uso di 22 ovitrappole per lo studio della dinamica temporale della popolazione di zanzara tigre sull’isola. Nei mesi di Luglio e Settembre 2016 invece i ricercatori avevano utilizzato 101 ovitrappole per studiare la distribuzione sul territorio. Con l’aiuto di 7 volontari procidani e con la collaborazione di più di 80 famiglie, che hanno dato accesso alle loro proprietà per il piazzamento delle ovitrappole, sono state contate ed eliminate dall’ambiente circa 84000 uova di Aedes albopictus corrispondenti a circa 20000 potenziali zanzare femmine adulte (di solito si schiudono in media il 50% delle uova e di queste solo la metà sono di sesso femminile). Questi dati hanno consentito di produrre la prima mappa di distribuzione spaziale della zanzara tigre sull’isola, requisiti fondamentali per i successivi esperimenti di rilascio di maschi sterili previsti nei prossimi anni.
La raccolta e lo studio dei dati ha visto la collaborazione di tre ricercatori dell’Ateneo Federiciano, i Dott. Marco Salvemini, Valeria Petrella, Giuseppe Saccone, del Dipartimento di Biologia e del dott. Giuliano Langella del Dipartimento di Agraria di Portici e di cinque ricercatori romani, i Dott. Beniamino Caputo, Pietro Cobre, Mattia Manica e la Prof.ssa Alessandra Della Torre del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma ed il Dott. Federico Filipponi dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) di Roma.
I dati raccolti sono stati presentati in due conferenze internazionali:  a Luglio 2016 in Messico, nell’ambito della prima conferenza inter-regionale dell’IAEA sull’applicazione della tecnica dell’insetto sterile (https://www.iaea.org/projects/tc/int5155) ed Maggio 2017 a Vienna, presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) nell’ambito della conferenza “Third FAO–IAEA International Conference on Area-wide Management of Insect Pests: Integrating the Sterile Insect and Related Nuclear and Other Techniques” (http://www-pub.iaea.org/iaeameetings/50813/Third-FAO-IAEA-International-Conference-on-Area-wide-Management-of-Insect-Pests-Integrating-the-Sterile-Insect-and-Related-Nuclear-and-Other-Techniques) e saranno pubblicati in un lavoro scientifico su una rivista internazionale.
Un ringraziamento speciale va ai volontari Costantino D’Antonio, Davide Zeccolella, Cesare Buoninconti, Amedeo Schiano, Michele Meglio, Alberto Salvemini  per il loro preziosissimo contributo nella gestione delle ovitrappole durante tutto l’anno di studio, a Max Noviello per l’accesso ai dati metereologici della sua stazione meteo presente sull’isola ed ai numerosissimi cittadini che, aprendo le porte dei propri giardini, hanno consentito di studiare la zanzara sull’intero territorio dell’isola.
Nel mese di settembre 2017 i ricercatori saranno nuovamente sull’isola per stimare il numero di zanzare presenti nella finestra di picco di densità di tale mese e per piazzare 10 stazioni climatiche che consentiranno di catturare dati metereologici e climatici in altrettanti punti dell’isola. I ricercatori hanno intenzione di sviluppare infatti un modello matematico che consenta, integrando dati di catture entomologiche e dati ambientali, di prevedere la comparsa e la localizzazione delle zanzare sull’isola nei prossimi anni. Tale modello consentirà di pianificare in modo mirato i futuri esperimenti di controllo e di soppressione della popolazione infestante di zanzara tigre sull’isola.
L’esperimento di portata mondiale, a livello socio- culturale,  sanitario, economico ed ambientale,  ha fatto puntare i riflettori del mondo della scienza  a livello nazionale ed  internazionale sull’isola di Procida, e si spera di poter svolgere il terzo convegno mondiale proprio nella nostra piccola isola
Siamo impegnati in questo momento nella  ricerca di fondi per  poter ospitare sia il convegno , sia per sostenere le nuove fasi sperimentali per i prossimi anni, nonché di altri volontari dell’isola che hanno dato fino ad oggi un apporto fondamentale nella riuscita di un’esperienza unica al mondo.

A cura di Vivere Procida

L'insieme dei ricercatori di tutto il mondo che seguono con interesse l'esperimento realizzato a Procida
 
il secondo incontro internazionale a Vienna

domenica 23 luglio 2017

Procida: Una Biblioteca pubblica come agente indispensabile per la pace.

La Biblioteca Comunale di Procida situata al 1° Piano del Palazzo della Cultura
Fervono i lavori nel Palazzo della Cultura  per la riattivazione della Biblioteca Pubblica secondo le indicazioni del manifesto dell'UNESCO, che così recita: 

"La Biblioteca Pubblica  come forza vitale per l'istruzione, la cultura e l'informaazione e come agente indispensabile per promuovere la pace e il benessere spiritruale delle menti di uomini e donne."