martedì 31 luglio 2018

Procida: INCOSTITUZIONALE IL DIVIETO SERALE sul traffico?

Procida via SS Annunziata: Osservare in quali condizioni quella mamma col bambino
in carrozzina è costretta, e chiederci se tutto questo è costituzionale.



 “Il procidano” con un articolo a firma di Geppino Pugliese  afferma che il divieto serale istituito a Procida dall’Amministrazione è incostituzionale.
  Ho pensato subito alle grandi città che hanno chiuso al traffico il centro storico. Nella città di Ravenna, per esempio, dove abitano due miei figli. Se voglio andare nel centro dove ci sono le bellezze artistiche, musei, biblioteche e dove si condensa il commercio, devo lasciare la macchina in un parcheggio periferico a pagamento e poi dove percorrere a piedi anche più di un chilometro. E questo a Ravenna, ma anche a Firenze e in tante altre città e mai nessuno ha sollevato proteste per la incostituzionalità di tali provvedimenti.
   E Ravenna non è Procida, avendo un estensione grandissima e strade larghe con marciapiedi, decine  ed decine di parci pubblici  e piste ciclabili.
   Va ricordato che Procida è una delle più piccole isole del mondo con una densità abitativa paurosa: circa 3000 abitanti per Kmq, con strade di ridottissime dimensioni che secondo il Codice stradale non potrebbero essere adibite al traffico  in quanto prive di marciapiedi e di corridoi pedonali, condizione necessaria affinché una strada  pedonale possa permettere anche il passaggio di auto e motorini.
   A rigor di logica saremmo incostituzionali  non per aver creato fasce orarie pedonali, ma perchè abbiamo da sempre permesso  il traffico lì dove non potevamo farlo.
   Si dimentica, infatti, spesso che esiste una carta europea dei diritti dei pedoni, per cui solitamente si afferma il diritto di circolazione degli auto e moto veicoli e non dei diritti dei pedoni.
   Purtroppo fin dagli anni 50-60, allorquando comparvero nell’isola le prime sparute macchine e  moto, nessuno aveva previsto una crescita vertiginosa del parco di auto e motorini su un isola così piccola dove tutti erano abituati a camminare a piedi. Di conseguenza oggi ci troviamo imprigionati da un problema dal quale non ne sappiamo uscire.
   Tutte le Amministrazioni hanno affrontato il problema ma spesso hanno alzato le mani, nonostante il grade disagio. Gli incidenti numerosi lo dicono con chiarezza incontrovertibile.
   Se un giorno il Sindaco Ambrosino, codice stradale nella mano, dicesse a noi tutti: “Cari concittadini fino ad oggi avete liberamente circolato, ma da domani, considerati  il disagio collettivo, gli incidenti, l’inquinamento acustico ed ambientale, la poca vivibilità sulle strade per i pedoni, non sarà più possibile circolare in alcune strade, perché il codice strade ce lo vieta!”
   Cosa succederebbe? E’ facile immaginarlo.
   Eppure basterebbe applicare questa norma per vietare stabilmente  la mobilità nella maggior parte delle nostre stradine, e il traffico si ridurrebbe dell’80%.
   Si contesta al Sindaco il provvedimento che ha creato nelle ore serali fasce orarie pedonali, dimenticando che il Sindaco è il primo e unico garante della serenità, della vivibilità, della salute fisica e psichica degli abitanti, non lo ha fatto.
   A noi sembra una scelta giusta, doverosa ed equilibrata e di natura puramente pedagogica. I cambiamenti comportamentali, acquisiti come normali dal cittadino, a ragione o a torto, non possono avvenire dal giorno al mattino.
   Pertanto i cittadini vanno aiutati a capire le ragioni del cambiamento, per cui bisogna procedere per gradi, soprattutto quando si chiede di dover rinunciare a qualcosa che fino ad ieri era stato consentito. Il provvedimento sindacale va in questa direzione.
   Occorre prima di tutto osservare certe situazioni al limite della sopportabilità.
In alcune nostre strade si circola a doppio senso continuativo senza che ci siano le regolari due carreggiate e i marciapiedi. Cosa ancora più grave si parcheggia lungo alcune strade prive di marciapiedi, riducendo ulteriormente la larghezza già esigua delle strade. E inoltre si circola in stradine secondarie a senso obbligato con macchine e camion larghe spesso quanto la larghezza della strada senza e le normali carreggiate richieste dal Codice. Le case  impiantate direttamente sul ciglio della strade, in conseguenza del traffico, sono sottoposte a  forti  vibrazione  che si ripercuotono sulle abitazioni creando spesso danni statici. Inoltre si producono, soprattutto di sera e di notte, forti rimbombi acustici che disturbano il normale riposo notturno.
   Ma c’è di più, Come accennavamo prima, da un sondaggio che facemmo una decina d anni fa, risultava un alto numero di incidenti, per fortuna non sempre gravi, ma alcune volte anche gravissimi.
   Solo nella mia famiglia ci sono stati due gravi incidenti. Mio suocero di 86 anni è stato schiacciato al muro in via Principessa Margherita da un camioncino che era largo quanto la strade e poiché  aveva alta velocità pur frenando lo ha investito con gravi conseguenze che lo hanno portato alla morte. Mio zio Salvatore una mattina veniva da cimitero quando un camion largo quanto la strada lo ha sbalzato per aria producendo nel suo corpo fratture multiple con mesi di degenza in grande sofferenza. Ad una mia collega di scuola un taxi dopo San Giacomo gli è passato sul piede causando un grave infortunio che l’ha tenuta lontana dalla scuola per molti mesi. Sono certo che qui ognuno potrebbe elencare gli incidenti capitati nella propria famiglia o nella famiglia di amici e conoscenti.
   Onestamente,  è costituzionale dover vivere in queste condizioni?
   Il diritto costituzionale alla circolazione viene garantito, fatto salvo il diritto dei pedoni e a condizione che vengano rispettate le norme del Codice e le strade garantiscano sicurezza e vivibilità per i cittadini. La legge è molto chiara a riguardo.
   Il  Sindaco ha il dovere di farsi carico del problema, anche se  la scelta chiede qualche sacrificio, così come ha chiesto qualche sacrificio a livello economico per ridurre lo spaventoso debito che grava sul Comune.
   Se in una comunità ogni cittadino pensa solo alla soddisfazione dei propri diritti  senza tener conto del bene comune e dei diritti altrui, quella comunità prima o poi diventerà una giungla e ci faremo male l’un l’altro.
   C’è infine un’ultima osservazione che mi mi sorprende e mi fa riflettere. Quando si chiude il traffico su tutta l’isola per una processione, per un evento importante, per una sagra, nessuno protesta. E tutti in questi casi sono disposti a fare chilometri a piedi. In primo luogo i giovani.
   Mi si risponderà perché tutti sono consapevoli che per il bene della comunità e per consentire a tutti di partecipare a queste manifestazioni serenamente, si accetta di non poter circolare e i giovani non solo non  rinunciano a fare chilometri ma, per esempio, il venerdì santo, sono capaci di fare chilometri portando il peso dei “misteri”..
   Perché allora non accettare con la stessa disposizione d’animo il divieto serale per concedere all’isola un po’ di serenità e di sicurezza  e vivere qualche ora senza il caos assordante e inquinante del traffico?
   Non credo proprio che i giovani per il fatto di avere fasce orarie pedonali la sera si chiudano casa a vedere la televisione.
   Come pure non penso che il Sindaco Ambrosino abbia messo il divieto serale per punire o per farsi pubblicità. Le motivazione sono ben più profonde  e hanno radici in un forte senso civico e nell’amore per la comunità.
   Certo ci vuole un po’ di sacrificio da parte di tutti, ma senza questo sacrificio il bene non va avanti e cresce e si moltiplica l’individualismo che genera contrapposizioni e conflitti sociali.
   Solo chi ha a cuore la vivibilità e la serenità dell’isola per il bene di tutti, anziani e giovani, si assume  in pieno la responsabilità di una scelta coraggiosa e lungimirante tesa principalmente alla pace sociale.
   Sento quindi di dover ringraziare il Sindaco per la sua alta sensibilità  e per questo strenuo tentativo di educare  la comunità isolana ad uscire dall’individualismo per aprirla a comportamenti di solidale partecipazione ai problemi comuni, e quello del traffico è uno dei problemi più impellenti.
   Può sembrare un paradosso ma non lo è: se vogliamo conservare ilo diritto alla circolazione dobbiamo oggi consentirlo solo quando è strettamente necessario
   Dimenticare che il diritto alla circolazione deve essere esercitato nel rispetto della legalità e nel rispetto di altri diritti fondamentali, quali il diritto dei pedoni, il diritto alla salute, alla vivibilità  e al rispetto ambientale, mina alla base la nostra coesione sociale e può causare danni molto gravi.
   E Procida non può correre questi pericoli. Ha già pagato abbastanza.

Pasquale Lubrano Lavadera

giovedì 19 luglio 2018

Un film su San Michele Arcangelo

Massimiliano Varrese
Intervista a Massimiliano Varrese, protagonista e regista del docufilm  
Mi-Ka-El sulla figura di san Michele Arcangelo, protettore dell'isola di Procida

Attore scrittore cantante ballerino e artista marziale, classe 1976, Massimiliano Varrese da “artista di strada” a Carramba Boys, al primo ruolo di protagonista in Fuoco su di me (2005) premiato a Venezia come miglior film sul dialogo tra le culture e le generazioni; Premio Gassman per il musical Tre metri sopra il cielo, autore del romanzo autobiografico L’estate è già finita, protagonista del musical su San Francesco L’amore quello vero ed oggi attore e regista del docufilm Mi-Ka-El. Tra i tanti riconoscimenti la Medaglia Beato Angelico (riconoscimento universale per tutte le arti e gli artisti nato dall’intuizione di Papa Giovanni Paolo II), e il  Norman Academy USA per le qualità morali, civili ed etico religiose con cui si distingue nel panorama internazionale. Frequentatore abituale dell'isola di Procida che ama moltissimo ha voluto visitare l'Abbazia  e conoscere il rapporto tra l'isola e la figura di san Michele. Gli rivolgiamo alcune domande:

Stai vivendo un momento importante della tua carriera artistica che ti vede  docente dell’Istituto Armando Curcio e dell’Acting Academy  di Claudia Gerini. Ma anche nella vita personale: una serena esperienza di coppia con la giovane attrice Valentina Melis che ti ha dato una bimba.

Ho sempre pensato che l'uomo fosse un miracolo, capace di rigenerare se stesso ed è per questo che siamo nati per comprenderne il significato. Il miracolo non è nell'accadere dell'evento, il miracolo è nell'esserne i coprotagonisti, i co-creatori. Il miracolo è Amore e Condivisione. Il Miracolo è vedere Dio nella persona che ami e che genera la nuova Vita. Siamo orgogliosi e impazziti di gioia nel condividere questa straordinaria esperienza di maternità e paternità!  

Sappiamo che tu e Valentina  vi siete incamminati in un percorso che vi porterà al matrimonio.

Aver incontrato Valentina è stato il dono più grande che abbia avuto. Ogni cosa ha preso senso. Sì, abbiamo sentito forte questa spinta, anche grazie all’incontro con Padre Renzo Lavatori  che ho conosciuto mentre giravo il mio ultimo film Mi-Ka-El.  E’ nato con lui un rapporto intenso di amicizia vera e con lui ci stiamo preparando a celebrare  il nostro matrimonio.

Parlaci un po’ di questo nuovo film…

Più che un film è un docufilm su un personaggio del mondo religioso: l’Arcangelo Michele. Un personaggio la cui devozione è molto diffusa nel mondo. Io sapevo già qualcosa di lui. Infatti quando mi preparavo a  interpretare Francesco  nel musical L’Amore quello vero,  per documentarmi ho letto molte biografie del Santo di Assisi. E  proprio leggendo questi testi sono venuto a conoscenza del fatto che Francesco aveva un rapporto privilegiato con l’Arcangelo Michele, soprattutto nei momenti difficili. Incuriosito mi sono accorto poi che molte personalità della cultura  avevano dedicato attenzione al culto micaelico e che addirittura si parla di una linea micaelica in Europa, ossia di una linea immaginaria che unisce luoghi in cui il culto per l’Arcangelo è più sentito. Inaspettatamente sono stato chiamato dalla PHILMS Produzione Video di Perugia a interpretare il protagonista di questo  docufilm di cui firmo la regia insieme a Filippo Fagioli.

Dopo Francesco, Mi-Ka-El… una pura coincidenza?

Non la chiamerei coincidenza, piuttosto la chiamerei sincronia. Anche perché  la proposta di questo film è arrivato proprio nel momento in cui mi ponevo certe domande fondamentali. Diciamo che i due personaggi sono strettamente collegati tra loro nel mio percorso spirituale ed hanno cambiato completamente la mia vita di uomo. Come se averli conosciuti e “interpretati” avesse dato modo a loro di prendermi da dentro e portarmi verso le risposte di cui avevo bisogno o forse verso il compito che ho sempre sentito di avere... 

Quale è il tuo ruolo nel docufilm?

Quello di un giornalista  piuttosto scettico che deve intervistare,  per la realizzazione di un documentario sull’Arcangelo Michele, vari personaggi importanti che hanno dato attenzione a questa figura. Tra questi c’è la scrittrice Grazia Francescato, il giornalista Enrico Baccarini, Padre Sergio Lavatori che è uno dei maggiori esperti vaticanisti sugli Angeli e tanti altri. Interpreto quindi questo giornalista che  attraverso questi incontri si avvicina a una realtà sconosciuta e si incuriosisce sempre più fino al punto che ne rimane intimamente coinvolto.

Significativo l’incontro con Grazia Francescato?

L’incontro con Grazia Francescato è stato uno di quelli che ti cambiano la prospettiva culturale e personale verso la dimensione religiosa. Il suo libro In viaggio con l’Arcangelo a cui liberamente si ispira il docufilm  è un libro un po’ speciale: originale, nuovo, coinvolgente che ti porta a guardare oltre la realtà…C’è un mondo che è invisibile agli occhi ma che parla all’anima.

Pensi che il pubblico possa essere interessato a un docufilm su un tema così tipicamente religioso?

Capisco che non c’è la cultura del documentario, anche se ultimamente si stanno producendo molti documentari a  un buon livello artistico. In realtà manca ancora per i docufilms una vera e propria rete di distribuzione, tranne casi particolari. Per questo la casa di produzione PHILMS, dopo alcune “prime” nelle grosse città,  si affiderà ad associazioni culturali che sul territorio nazionale hanno interesse per questo genere di proiezioni ed anche a quei cittadini che, interessati, potranno organizzare una serata in una sala cinematografica o in una sala privata.  Oltre che nei cinema, probabilmente lo vedremo sul web e sui canali satellitari e poi chissà, dove vorrà Lui. 

A livello professionale cosa ti ha lasciato questa nuova esperienza?

Intanto una significativa esperienza di lavoro con un equipe  affiatatissima e dove il senso della collaborazione  e condivisione era molto sviluppato. E questo non è poco. Inoltre ho potuto offrire anche, per la prima volta, il mio aiuto nella regia del film. Diciamo che mi sono ritrovato a dirigere il me stesso attore e il me stesso uomo alla ricerca di Dio…

Nel tuo film più famoso Fuoco su di me del regista Lamberto Lambertini, c’è una scena, la scena madre, in cui il nonno, uno straordinario Omar Sharif,abbracciandoti ti rivolge un invito accorato: Non dimenticare mai che la gentilezza è la nostra forza. Continui a credere in questo valore?

Una frase che mi si è stampata dentro come un marchio di fuoco. Una scena dove la finzione diventava realtà: quella frase la conservo come il testamento lasciatomi del grande Sharif. E oggi, nonostante sia consapevole che gli animi gentili soffrono molto in una realtà sociale sempre più “malata” e dove la passione ideale, la capacità professionale e la gentilezza sono spesso armi bianche che fanno paura a chi  ha messo le mani nel fango, continuo a credere fortemente  nel valore della gentilezza.

 Come vedi oggi il mondo dello spettacolo?

Lo vedo completante diverso da quando ero molto piccolo. Purtroppo  è cambiato in peggio e questo mi fa soffrire. Ma ci sono sempre opportunità per chi fa questo mestiere, come me, per vocazione,di riuscire a riportare la Luce della verità artistica in modo sottile,con quell’arte che nasce dal cuore. Questa è per me la  vera arte.  

So che sei impegnato anche in alcune scuole di recitazione. Ce ne parli un po’.

Sto insegnando un metodo da me creato: il Training Olistico Attoriale di preparazione alla performance, edito da Area51 Publishing e ilTraining Olistico Totale. Entrambi aiutano a gestire l’ansia e la paura da prestazione per chi deve relazionarsi con un pubblico o con un esame o chi è sotto giudizio, riuscendo così a lasciarsi andare senza pensare troppo e sentendosi liberi di essere se stessi. Il secondo è soprattutto basato sul funzionamento della mente e sul lavoro per raggiungere quegli obiettivi personali e professionali che spesso autoboicottiamo con le nostre paure e credenze sabotanti. Entrambi i metodi sono davvero utili per la vita quotidiana, non solo per chi è artista anzi spesso per chi ancora non sa che pesci prendere nella vita. Li sto insegnando in varie accademie e da poco sono diventato anche docente per l’istituto Armando Curcio, una università privata riconosciuta, con la quale pubblicherò anche una sperimentazione scientifica di essi. 

Quale consiglio daresti ad un giovane che vuole entrare nel mondo dello spettacolo

I giovani, in genere, non possono sapere cosa desiderano per se stessi, e tante volte sono indotti, da modelli a loro vicini a pensare che per essere felici bisogna inseguire il successo e accumulare molti soldi No, bisogna far loro capire che questi sono falsi miti. Oggi i giovani sono i più esposti perché nella loro proiezione verso il futuro cadono nelle maglie di un potere effimero e falso. Con la mia scuola ho incontrato tanti giovani che arrivavano delusi, sconfitti, sfiduciati e  vivendo insieme  in un rapporto nuovo tra le persone, nel rispetto profondo dell’uno per gli altro,si rendono conto che la vera vita è davvero un’altra, e che tutto dipende da loro stessi, e che la felicità va costruita momento per momento.

Hai scritto e cantato sulla pace. In un momento così drammatico per l’umanità continui a lavorare per questo obiettivo?

Pace con se stessi, pace con gli altri, con l’umanità E’ l’aspirazione più profonda di ogni essere umano. Quando ho scritto la canzone Pace capivo che il valore più importante nella vita di un uomo è l’amore e che l’amore è strettamente connesso con la pace, quella pace interiore di cui andiamo continuamente alla ricerca. Se vivo una vera esperienza d’amore con gli altri, sono in pace con me stesso e riesco a stare anche in pace con tutti e a dare il mio contributo per la realizzazione di quel sogno di una umanità nella quale tutti hanno diritto di piena cittadinanza.

A cura di Pasquale Lubrano Lavadera









lunedì 16 luglio 2018

Non si studia per il profitto


Ogni cittadino che vuole impegnarsi per  un mondo di cittadini consapevoli, liberi, uguali e fraterni, è chiamato a dare un contributo per cambiare l’attuale impianto delle nostre scuole e insegnare ai bambini a lavorare per la loro felicità. Lo diceva ieri Maria Montessori, lo dice con maggiore forza oggi l’artista portoghese Maria Joao Pires: “Non si lavora per il profitto”, lo affermò il regista Lamberto Lambertini quando chiamato per valutare 200 dipinti di ragazzi per premiarne alcuni, disse: “Ma io non posso dire che alcuni sono belli e altri no; ognuno ha la sua bellezza, una bellezza in rapporto alla personalità e ai talenti di ogni ragazzo.”
La scuola nel processo di formazione, soprattutto negli anni dell’obbligo, non può dire ai propri tu vali 10 e tu vali 6 o tu vali meno di sei: ogni ragazzo è un essere unico ed irripetibile e ciascuno è diverso dall’altro per capacità, per talenti, per educazione per influenza ambientale, per ritmo di apprendimento. La comparazione pertanto è un processo pericoloso e poco realistico.  Bisogna dare ai ragazzi la gioia di scoprire che c’è un valore assoluto in ognuno e che in maniera diversa ognuno vive il personale processo di crescita e di apprendimento nella serenità e nella gioia. Acquisita tale coscienza, aiuteremo poi il ragazzo a sviluppare il senso di responsabilità verso i propri talenti e metterli a frutto per il bene comune, nella classe, nella famiglia, nella società.
Ogni processo di apprendimento che, invece, punta al profitto, al merito, alle eccellenze, alle classificazioni, mette in competizione i ragazzi e i giovani, e pregiudica la libera e originale maturazione di ciascuno; minando alla base quel principio di uguaglianza nella diversità che dovrebbe essere costitutivo delle nostre società.


Pasquale Lubrano Lavadera