martedì 31 maggio 2016

Procida: Lamartine e il mito di Graziella

Maria Fiore e Jean Pierre Mocky  in una scena del Film "Graziella" 1954 di Giorgio Bianchi



   Graziella, piccolo romanzo del famoso scrittore Alphonse de Lamartine, uno dei maggiori esponenti del romanticismo francese, pubblicato per la prima volta nel 1849, ha esercitato un grande fascino sulle generazioni di ieri e su quelle del secolo ventesimo.
   Come tutte le vere opere letterarie, pur essendo espressione tipica della cultura classico-romantica, il romanzo trova lettori anche in un'epoca come la nostra così lontana dall'ottocento.
   Le edizioni italiane non si contano; l'ultima in ordine di apparizione è quella pubblicata nel 1995 dalla Garzanti nella collana "i grandi libri", a cura di Caterina D'Agostino, con un'attenta e scrupolosa introduzione e un'ampia guida bibiografica.
   Cosa ha reso e continua a rendere così popolare la piccola e semplice storia di Graziella, ideale fanciulla, figlia di un pescatore, incontrata da Lamartine nell’isola di Procida,  nel suo primo viaggio in Italia? Dove risiede il fascino di quest'opera che induce alcuni critici, tra cui Luigi Foscolo Benedetto1 a parlare del "mito di Graziella"?
   
   Alphonse de Lamartine nasce  il 21 ottobre del 1790 da Pierre e da Alix des Roys a Milly presso Macon in Borgogna. Dalla madre, donna assai colta e sensibile, Lamartine riceve la prima educazione religiosa.
   La famiglia Lamartine, fedele ai monarchici, non vuole che Alphonse si immetta in una carriera diplomatica, nell’esercito o nelle amministrazioni del regno napoleonico; pertanto il giovane è tenuto lontano da ogni occupazione e  si dedica alla lettura, agli svaghi, ai giochi e ai viaggi. Scopre l'Italia e s'innamora di Napoli.
   Legge Virgilio, Petrarca, il Tasso e Foscolo, e molti poeti del settecento francese tra i quali Voltaire, Bertin, Parny, Delille. Poeti che egli studia con dedizione e che cerca di imitare, componendo le sue prime poesie.
   Nel 1819 incontra un personaggio destinato ad avere una notevole influenza nella sua esperienza di scrittore e politico. Si tratta di Juliette Colbert, di quattro anni più anziana e sposata al Marchese piemontese Carlo Tancredi di Barolo. La Marchesa, meglio conosciuta in Italia come Giulia di Barolo, già allora si dedicava ai più poveri della società, ai carcerati e ai bambini abbandonati.
   L'incontro avviene ad Aix-les-Bains e segna l'inizio di una lunga amicizia che si estenderà a tutta la famiglia Lamartine.
   Nel 1820 la prima pubblicazione: Méditations poètiques. Il successo è immediato ed esteso. “La lirica lamartiniana si affaccia sul mondo letterario europeo al suo primo sorgere con la veemenza di una tempesta. Scrive il Sainte-Beuve: 'Si passava da una prosa scarna, magra, povera, che appena di tanto in tanto esalava un piccolo soffio, a una poesia larga, veramente interiore, abbondante, elevata e tutta divina’. Era la rivoluzione  romantica.”2
   “A una moltitudine che usciva dalle tenebre del dubbio, che aveva ancora davanti agli occhi la ghigliottina di Robespierre, e nelle orecchie il cannone di Napoleone, questa insolita novissima voce parlò di Dio, di speranza immortale, di amore puro, cantò la pace della campagna, il murmure dei limpidi laghi...il mistero e la poesia delle stelle.”3
   Il 6 giugno 1820 Lamartine sposa una ragazza inglese Marie-Anne Birch che gli darà due figli: Alphonse e Julie. Si trasferisce  subito dopo a Napoli dove è stato stato nominato membro dell’Ambasciata francese. Nel 1824 il primo grande dolore per la perdita del piccolo figlio Alphonse. Nel 1825 si trasferisce a Firenze dove è Segretario dell’Ambasciata francese.
  
   In questi anni italiani, il rapporto con i marchesi di Barolo è frequente e l'influenza spirituale di Giulia di Barolo su Lamartine forte. Sono anni in cui una parte della nobiltà italiana riscopre la forza sociale della fede cristiana, dando vita ad una serie innumerevole di opere di carità e di giustizia. Giulia di Barolo, al pari di Cafasso, di Cottolengo, si dedica sempre più ai poveri, mettendo a disposizione di essi i suoi beni materiali, costituendo l'Opera "Il rifugio". per la riabilitazione delle ex carcerate a cui affianca una seconda opera per l'educazione preventiva delle ragazze a rischio.
   In alcune lettere  del poeta a Giulia di Barolo, pubblicate solo di recente dalla San Paolo, troviamo frasi che sono indicative dello stato d'animo di Lamartine e del suo intimo e sincero travaglio spirituale.  Nell'aprile del 1828 così scrive:"Noi, quanto a cristianesimo siamo giunti all'era della carità, non vi è più che questa che sostenga o converta; il resto spaventa o respinge. Mi citerete qualche passaggio di ferro e di fuoco! Ma io citerò l'umanità che anela a una legge d'amore, legge d'amore che è il Vangelo ben compreso".E il 1 dicembre 1829:" Siate felice durante l'anno 1829, cioè soccorrete i miseri e fate felice la gente. Qui risiede la vostra gioia. E' la sola concessa a voi e agli altri, ma gli altri non la cercano nell'unico luogo in cui essa si trova. Voi del resto possedete l'unico ingrediente della felicità: la fede; e avendola, si ha tutto. Pregate dunque affinché essa mi sia concessa".5

   Al ritorno in Francia, dopo l'esperienza fiorentina, stringe amicizia con Victor Hugo e Alfred de Vigny e si dedica alla stesura definitiva della seconda sua opera, le Harmonies poétiques e religieuses, che raccoglie le liriche del periodo fiorentino.
    Subito dopo lascia la carriera diplomatica per entrare direttamente nella vita politica. Viene eletto Deputato a Bergues nel 1833. Il 13 aprile 1835, in un discorso alla Camera dichiara: "Accettando l’incarico di deputato, ho preso un impegno sacro con me stesso, quello di vedere in tutto solo l’interesse e la sorte delle classi lavoratrici, delle masse proletarie fin troppo spesso oppresse dalle nostre cieche leggi.”6
   Da questo momento l'mpegno per le classi lavoratrici segna la sua poetica. Scrive infatti nel 1834 Des Destinées de la poésie  nel quale afferma che “la poesia deve  essere ragione cantata e farsi popolo e diventare popolare come la religione, la ragione e la filosofia.7
   Tutta la sua produzione, poetica e in prosa, avrà questa connotazione popolare, inserendosi così nel grande filone del romanticismo sociale, pur rimanendo  legato nella forma al classicismo dei secoli precedenti.
     Restano famosi di questi anni alcuni suoi discorsi pronunciati alla Camera, tra i quali uno relativo all'abolizione della pena di morte.  Egli considera tale abolizione una conseguenza diretta dell'impegno a vivere la "carità sociale": "Felice il giorno in cui la legislazione consacrerà finalmente nei suoi codici... l'ispirazione della carità sociale. Felice il giorno in cui essa vedrà sparire dinanzi la luce divina questi due grandi scandali della ragione del XIX secolo: la sciavitù e la pena di morte...." 8
       Per niente intimidito da chi lo accusa di tatticismo politico – e notoriamente conosciuto per i suoi trascorsi monarchici -, in molte sedute parlamentari dal 1834 al 1851, interviene ripetutamente a favore degli oppressi e dei più deboli, e prende spunto dalla discussione alla Camera sull'istruzione secondaria per affermare che non si può prescindere dai valori dello spirito nella formazione dell'uomo. In questo stesso discorso, che resta uno dei più belli e rivelatori del pensiero sociale e politico di Lamartine, con grande anticipo sulla storia, propone la visione della società come un'unica grande famiglia in cui ogni uomo, in stretta comunione con gli altri uomini, possa realizzare il bene più prezioso che è l'unità. "Il fanciullo è un'essere socievole, un essere il cui destino è di vivere in comune con gli altri  uomini, d'essere un utile membro, un membro incorporato nella società... Egli deve avere innumerevoli correlazioni, definiti rapporti con le cose, con le idee, con i costumi, con gli uomini nati attorno a lui... avere un maggior numero di rapporti con la società di cui è membro, ecco il destino del fanciullo come essere ragionevole...All'infuori di questa varietà di vocazioni... per cui necessitano di speciali insegnamenti, c'è una grande e preziosa unità da tener presente, da conservare, da incrementare, s'é possibile, tra tutti gli uomini, tra tutti i fanciulli destinati a diventare contemporanei compatrioti, cittadini di una medesima famiglia... Senza di ciò, voi avrete degli individui, ma punto società, punto famiglia, popolo, punto nazione. Voi avrete, inoltre, degli esseri estranei gli uni agli altri,...voi avrete la giustapposizione di una innumerevole quantità di uomini, voi non avrete né solidarietà, né unità, né nazionalità". 9
    Nel 1839 esce una nuova raccolta di versi, i Recueillements poétiques che viene stroncata dalla critica. Si parla di decadenza poetica di Lamartine.
    Nel 1843 viene rieletto Deputato.
   Un nuovo viaggio in Italia nel 1844 porta Lamartine a Napoli e poi nell'isola d'Ischia, uno dei luoghi più amati dal poeta, e qui comincia a scrivere le Confidences che pubblica nel 1849. Si colloca in questa circostanza l'inizio della stesura di Graziella:.
   Nel 1847 pubblica ad episodi l' Histoire des Girondins,  un libro in cui dà la sua visione, più nobile e umana, della Rivoluzione Francese. L’Histoire riscuote un grande successo e rende il nome di Lamartine popolarissimo. "Con quest'opera, Lamartine vuole risuscitare il fuoco sacro della rivoluzione dell'89, cosciente che ciò che nuoce all'idea repubblicana è la confusione, ancora radicata nelle campagne e nella traumatizzata borghesia, tra la Repubblica e il Terrore. Il dramma dei Girondins ha un ruolo decisivo nel preparare il clima intellettuale e morale che di li a poco avrebbe condotto alla rivoluzione del 1848."10
   Dopo la Rivoluzione del 1848, di cui è stato in certo modo un ispiratore, "viene nominato Ministro degli affari esteri e capo esecutivo del governo provvisorio il 24 febbraio 1848. Lamartine instaura la repubblica, respinge gli estremisti e il 23 aprile è eletto deputato in dieci dipartimenti con un milione e seicentomila voti".11 
   Ma, con il colpo di stato del 1851 Lamartine è di nuovo solo ed esce definitivamente dalla vita politica dopo aver subito questa volta pesanti sconfitte elettorali. Ha intanto pubblicato nel 1849  l'Histoire de la révolution de 1848.

   Gli ultimi anni sono anni di solitudine e di difficoltà economiche che gli impongono una produttività vertiginosa. Pubblica vari libri di storia, e nel 1849 escono ad episodi su "La Press" le Confidences..
   Nel 1850, con i Commentaires, cerca di dare una genenesi della propria opera letteraria.    Nel marzo del 1856 comincia la pubblicazione del Cours familier de littérature, che uscirà mensilmente fino alla sua morte. Il Cours suscita molte critiche per il tono didatico e moraleggiante delle sue pagine. Feroce è con tale opera il francese Gustave Planche che chiama in certo modo i più autorevoli critici ad esprimersi.
   Tra gli italiani interviene in maniera decisa Francesco De Sanctis che si schiera a favore del Cours, considerata da lui un opera altamente educativa.  La presa di posizione del De Sanctis spiazza i colleghi francesi e porta a capire meglio le opere di Lamartine, in un invito esplicito ad avvicinarsi alla sua prosa e alle sue poesie senza pregiudizio, per assorbirne per intero il valore.
   Dal 1858 al 1860 lo scrittore vive momenti di desolazione e di forti difficoltà economiche tanto da dover ricorrere ad una sottoscrizione nazionale che, purtroppo, non porterà frutti. Nel 1860 è costretto a vendere tutti i suoi possedimenti di Milly. Nel maggio del 1863 perde la moglie Marie-Anne, compagna devota e curatrice instancabile delle opere del marito fino all'ultimo.
   Segue un periodo di grande decadenza fisica segnata da terribili crisi di reumatismo. Gli è accanto una nipote, Valentine de Cessiat,  che si prenderà cura del poeta fino alla morte, avvenuta a Parigi il 28 febbraio 1869.
 
    Tra i libri di Lamartine, quello più tradotto e più letto fino ai giorni nostri resta l’episodio delle sue Confidences (livre VII-X) iniziato in Italia a Ischia nel 1844 e pubblicato separatamente nel 1852 dalla Librairie Nouvelle, col titolo Graziella.
   Come ricorda Pasquale Polito nel suo libro Lamartine a Napoli e nelle isole del golfo 12, Lamartine, nel suo secondo soggiorno a Napoli insieme alla moglie, nel 1820, come membro dell'ambasciata di Francia, si reca per le vacanze a Ischia. Ha preso in affitto una casetta in località Sentinella di Casamicciola. La casetta domina il mare e si scorge, lontana, l'isola di Procida, dove un giorno aveva incontrato  Graziella. Il ricordo della fanciulla morta affiora con prepotenza nell'animo dello scrittore e non lo lascerà più, e diventerà alcuni anni dopo romanzo.
   In esso, in forma autobiografica, il poeta ci parla dell'idillio con  la giovane procidana, risalente al suo primo viaggio in Italia, durante il soggiorno a Napoli nel 1811. Attratto dalla vita del popolo, il giovane Lamartine segue il pescatore Andrea, conosciuto a Mergellina, nelle sue uscite per la pesca nel golfo di Napoli. Durante una notte, un'improvvisa tempesta li costringe ad  approdare nell'isola di Procida, dove in quel mese della tarda estate, vivono la moglie di Andrea e alcuni nipoti, tra cui la quindicenne Graziella. La conoscenza di questa semplice fanciulla, dalla fede genuina e schietta, suscita nel cuore del giovane poeta, che ha vissuto fino a quel momento una vita dissoluta, sentimenti nuovi e puri. Graziella s'innamora del giovane e dopo la sua improvvisa partenza per la Francia, s'ammala e muore. Molti anni dopo, nel 1830, il poeta entrando in una chiesa, dinanzia la feretro bianco di una giovinetta morta, ripensa a Graziella e scrive il poema Premier regret  intorno al quale prenderà corpo il futuro romanzo
  
   Nel momento della stesura di Graziella, Lamartine è, suo malgrado, nella fase conclusiva della sua esperienza politica e riversa in quelle pagine il sogno di una società più giusta e fraterna, per la quale ha pagato di persona.  La stessa esperienza politica chiusasi nel 1849, anno in cui compare la pubblicazione delle Confidences, ha lasciato un segno indelebile nella sua vita. Nei suoi ultimi discorsi, malcompresi e spesso derisi, è prevalsa la preoccupazione per una civiltà minacciata dal materialismo e da un forte individualismo.
   Molti sono i detrattori dell' opera, che viene dichiarata falsa e retorica. Tra i più feroci, Flaubert, il quale "con il suo abituale spirito caustico, così scriveva a Louise Colet nel 1871: 'Non una nuvola impura che venga ad oscurare questo lago azzurrognolo! Che ipocrita!' ".13
    Non gli si perdona l'eccessivo lirismo di certe pagine, l'esasperata purezza dei sentimenti e l'atmosfera estremamente idilliaca, quasi magica e surreale, che avvolge i due giovani innamorati.
    Va subito detto che Lamartine ha vissuto, dopo il frenetico e convulso periodo giovanile, una nuova esperienza interiore che lo ha portato sempre più a guardare la donna non più come puro oggetto della passione: la serena e durevole intesa con la moglie Marie-Anne gli ha dato gioia e sostegno nell’affrontare i dolori e le difficoltà economiche. Inoltre è nata in lui la convinzione che la gente semplice deve sempre più diventare protagonista della storia. Per questo egli sente l'urgente bisogno di rendere il popolo protagonista dei suoi scritti.
      E' evidente che le Confidences  maturano in questo amore nuovo e forte che egli avverte per gli ultimi della società. In Graziella, il ricordo della fanciulla amata è trasfigurato, e simboleggia il valore assoluto del più puro dei sentimenti. In certo qual modo Lamartine riscatta il suo passato, e, quasi in una forma di espiazione letteraria, idealizza la donna amata, e chiede perdono ai lettori per non aver capito, in quegli anni, l'amore. "Fu così che espiai, con queste lacrime scritte, la durezza e l'ingratitudine del mio cuore di diciotto anni."14
   
  Per oltre un secolo la disputa dei critici si è soffermata sulla veridicità o meno del personaggio di Graziella: essendo state molte le fanciulle amate dal Lamartine in gioventù. Questo ha portato spesso fuori strada e non ha permesso di cogliere il carattere simbolico di questo piccolo ma significativo romanzo. La critica della seconda meta del secolo ventesimo ha invece rivalutato Graziella riconoscendo che si tratta di un'opera "nella sua essenza profondamente originale".15
   E J. Des Cognets, nel 1960, nella sua introduzione ad una nuova edizione del romanzo scrive: "Il romanzo di Graziella è la più letteraria delle opere di Lamartine, nel senso che quasi tutto è letteratura...Tra i suoi vaghi fantasmi, Lamartine ha introdotto le ombre delle creature vive che egli ha amato... Ed era inevitabile che Graziella morisse, perché era l'immagine della sua morta giovinezza, il simbolo idealizzato di tutti i facili amori, che avevano appagato a vent'anni i suoi sensi e i suoi sogni".16
   Il mito di Graziella nasce allora direttamente dalla forza poetica del racconto che è racconto di vita e di morte, di amore e di speranza, di tradimento e di richiesta di perdono. E nasce anche da fatto che Lamartine, figlio della nobiltà francese, canta l'amore di una figlia del popolo, addirittura di un'altra nazione. C'è nell'incontro tra i due giovani, all'indomani della rivoluzione francese, l'abbattimento degli steccati di classe, di nazionalità, di lingua, in nome di un valore che trascende ogni esperienza: l'amore. La tenerezza del cuore di questa fanciulla semplice, e ancorata in maniera schietta ai valori della fede religiosa e dotata di una forte sensibilità, rende il suo amore  puro, fedele, duraturo e per questo...  eterno.
   E’ la chiamata degli ultimi sul palcoscenico della storia, non in nome di un'ideologia, bensì per una risposta di fraternità, di uguaglianza di libertà, sulla base di quei valori cristiani sui quali è nata e si è formata l'Europa già agli inizi dell'ottocento.
   Lamartine esprime compiutamente l'esigenza più profonda dell'essere umano: amare ed essere riamato. Per questo la storia di Graziella, pur collocata in una precisa corrente storico-culturale, supera la dimensione spaziale e temporale per parlare all'uomo di tutti i tempi e di ogni luogo. Forse Lamartine non l'aveva immaginato, ma la simbologia creaturale del suo racconto diventa segno di attesa e di speranza anche oggi alle soglie del terzo millennio.
Pasquale Lubrano Lavadera


Note

1 - L.Foscolo Bendetto, Il mito di Graziella, in Uomini e Tempi, Milano - Napoli 1953, pp.365-384.
2 - Lamartine, Graziella, Nota, BUR, Milano 1954, p. 3.
3 - Enrico Nencioni, Nuovi saggi critici di letteratura straniera e altri scritti, Successori Le Monnier, Firenze 1909, pp. 56-57.
4 - Alphonse de Lamartine, Ditemi il vostro segreto: Carteggio di Giulia di Barolo, a cura di Eleonora Bellini, San Paolo, Cinisello Balsamo 2000, p. 86.
5 - Ibid., p. 96.
6 - Lamartine, Graziella, Introduzione di Caterina D’Agostino, Garzanti, Milano 1995, p. XI.
7 - Ibid., p. XI.
8  - Lamartine, Discorsi scelti 1836-1850, Introduzione di G.Fassio, UTET, Torino 1948, pp. 53-54.
9- Ibid. pp. 59-60.
10 - Lamartine, Graziella, Introduzione di Caterina D’Agostino, Garzanti, Milano 1995, p. XIII.
11 - Ibid., p. XIV.
12 -  Pasquale Polito, Lamartine a Napoli e nelle isole del golfo, F. Fiorentino Editrice, Napoli 1975, p. 51.
13 - Lamartine, Graziella, Introduzione di Caterina D’Agostino, Garzanti, Milano 1995, p. XVIII.
14 - Ibid., p. 120.
15 - Urbano Mengin, Lamartine à Naples et à Ischia, Reveu de Littérature Comparée, Paris 1924, p. 617.
16 - Lamartine, Graziella - Raphael, Introduzione di J. Des Cognets, Garnier Frères, Paris 1960, pp. IX-X.


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