domenica 29 maggio 2016

Procida 1954: Elsa Morante incontra Juliette Bertrand

Elsa Morante e Juliette Bertrand



   
Procida, luglio 1954. Juliette era da sola nella casetta di Punta Pizzago, quando sentì bussare alla porta.  Si precipitò sulla loggia e si trovò davanti un ragazzetto che racchiudeva nella mano un messaggio.
   - Per voi da parte del Professor Esposito, - disse il ragazzo consegnandole il biglietto.
   Juliette ringraziò e pose nelle mani del ragazzo, che la guardava meravigliato, una bella pesca.
   “Gentile Professoressa Bertrand, sono autorizzato ad invitarla questa sera alla pensione Eldorado per una cena con il suo amico scrittore Alberto Moravia e sua moglie Elsa Morante, che qui alloggiano. L’aspettiamo per le ore 18. Con stima Arcangelo Esposito.”
   Fin da quando era giunta per la prima volta nell’isola di Procida, i rapporti con la famiglia Esposito, erano rimasti ottimi, e spesso Juliette si recava alla loro pensione per una cena o un pranzo, accolta sempre festosamente dalla signora Amelia.
   La permanenza piacevole in casa Esposito in quei primi due anni sull’isola ritornava alla mente con immagini espressive ed emozionanti. Sicuramente il desiderio di avere una stabile abitazione sull’isola - lo aveva confidato anche all’amico Marino Moretti - era maturato proprio lì, nella calda ospitalità che la pensione Eldorado aveva saputo offrirle e che si rinnovava ogni qualvolta vi  si passava per un saluto.
   L’inatteso invito la entusiasmò, perché aveva sempre desiderato incontrare Elsa Morante, fin da quando aveva letto con interesse il romanzo Menzogna e Sortilegio dopo la vittoria al Premio Viareggio.
   Era un luglio ventoso e fresco e l’aria pomeridiana attraversata da un venticello di maestrale che rendeva l’atmosfera mite e frizzante.
   Per strada aveva accelerato l’andatura volutamente per fare footing, allungando il tratto da percorrere. Attraversò via Flavio Gioia fino a Punta Serra, poi costeggiò il delizioso Cimitero per sbucare all’Annunziata e di lì congiungersi con il Corso Vittorio Emanuele, dove era situata la pensione.
   Si sentiva felice e leggera: dopo tante ore passate al tavolino per il lavoro di traduzione, l’organismo aveva proprio bisogno di una lunga passeggiata.
   Arcangelo Esposito e sua moglie Amelia l’accolsero con l’affettuosità di sempre. Accettò un tè freddo in attesa dei coniugi Moravia e si avventurò, come faceva ogni volta, nello sconfinato giardino di limoni alla ricerca dei gattini che aveva accarezzato più volte. 
   Si fermò poi sul belvedere, dove abbracciò con lo sguardo quella distesa infinita di azzurro e, rivolgendo la sguardo a Pizzago, lì di fronte a lei,  nel vedere la sua casetta  bianca ancora illuminata dal sole, sussurrò tra sé come trasognata:  “Ottima scelta, ottima scelta...”
   Rumori di fogliame smosso la riportarono alla realtà. Qualcuno si stava avvicinando. Si volse e intravide Alberto Moravia che avanzava nel viale, vestito di bianco, con un foulard colore amaranto al collo.
   - Juliette, che gioia rivederti!
   - Ormai sono procidana, - rispose Juliette mentre si scambiavano l’abbraccio.
   - Ho saputo, ho saputo e me ne compiaccio.
   - Sì, credo di aver fatto una buona scelta, lo dicevo a me stessa poco fa. Non sempre si è sicuri dei propri passi, ma questa volta non ho dubbi. Eccola, vedi? - e così dicendo gli indicò  con il braccio destro il luogo dove lei abitava. Poi precisò: - Quel punto bianco a metà costa, quella è la mia casetta!
   - Un posto favoloso! - esclamò Moravia.
    - E’ stato Brandi, Cesare Brandi, che tu conoscerai sicuramente, a trovarla per me.
   - Brandi?… E’ stato con noi l’altra sera. Vorrebbe portare tutti i suoi amici qui; ha proposto anche a noi di affittare casa sull’isola.
    - Sarebbe bello, - commentò Juliette.
    In quell’istante Alberto, che si era voltato improvvisamente all’indietro, le disse:
   - Vieni Juliette che ti presento Elsa, sta arrivando…E’ pazza per l’isola, non vorrebbe più staccarsi da questi giardini, da questo mare…Dice che il suo corpo, a contatto con questa natura, è cambiato.
    - Come la capisco, - fece Juliette intravedendo Elsa che percorreva l’ultimo tratto del viale.
   - Si sente nuda e protetta, - continuò Moravia. - Se fosse per lei, non indosserebbe più un vestito e si tufferebbe nelle acque della Chiaia senza costume, come in un ritrovato Eden; un sogno che la tormentava da qualche tempo e qui realizzato.
    Juliette nell’ascoltare quelle ultime parole di Moravia trasalì: ci sarebbe mai stato per lei e l’amico Marino un Eden primordiale?
   Elsa era lì accanto a loro con le mani traboccanti di fiori campestri e col suo sguardo fulminante.
   Dopo le presentazioni sedettero insieme sul muretto che circondava il Belvedere.
   - Abbiamo spesso parlato di lei, e del suo romanzo con Palazzeschi, - disse Juliette, - in occasione del Premio Viareggio.
   - Un premio meritato da entrambi, - sostenne Moravia ricordando la corsa dei due scrittori, finita con un ex-equo.
   - Un romanzo denso, acuto e misterioso - aggiunse Juliette.
   - Ricevetti i suoi complimenti da Palazzeschi e la ringrazio…Il libro è ora tradotto anche in Francia, -  aggiunse Elsa con sorriso malizioso.
   - Lo so, il suo nome è molto amato al Centro della traduzione letteraria di Parigi… il mio un po’ meno, - e si fermò, disponendosi a essere con i coniugi Moravia allegra e vivace com’era nelle sue corde, senza affliggerli con le sue disavventure letterarie in patria.

   Fu una serata piacevolissima e gustarono le pietanze della signora Amelia con voracità: la grigliata di pesce fresco pescato in quel mare aveva profumato l’aria.
   Moravia discorreva di letteratura con Esposito. Elsa invece, come una bambina curiosa, s’interessò della vita di Juliette a Parigi, e fu meravigliata nel sentire quella sfilza di nomi importanti passati al setaccio della sua traduzione.
   - Un lavoro grande, immane…l’Italia dovrebbe esserle riconoscente, forse donarle per sempre quest’isola.
   Juliette ora rideva, leggermente euforica, grazie a quel buon vinello di casa che aveva gustato oltre il limite che s’imponeva per non aumentare di peso:
   - Sa che tendo a ingrassare con l’età, per cui dovrei tenermi lontana dagli  zuccheri e invece ogni tanto mi lascio prendere, come stasera…L’isola? Sì, penso che vi lascerò il mio corpo, le mie spoglie.
   Elsa la fissò in silenzio e poi, a voler dirottare ogni pensiero di morte:
   - Abbiamo ancora tanto da vivere, da amare… L’isola m’ispira, mi dà gioia piena, ma anche dolore estremo…Conosce quel verso: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello”? Si legge nelle chiese cattoliche a Pasqua… Sto scrivendo una storia  di amore e di morte, ambientata in questo scenario di paradiso, dove ogni cosa che accade determinerà ineluttabilmente il destino del protagonista e sarà sempre un duello tra amore e morte.
   Juliette, immersa in quell’acqua pura che la vitalizzava, ripensò alla sua vita, alle sue tante battaglie, al suo originale e simbolico duello d’amore con Marino.
   La Morante colse lo smarrimento in quel viso paffuto e quasi clownesco di Juliette, in quella carne leggermente avvizzita che l’appesantiva, e ne provò tenerezza per cui, in un gesto materno,  mise la sua mano sulla mano della nuova amica.
   Scossa da tanta tenerezza, Juliette ebbe il coraggio di dirle:
   - Tante volte sono le circostanze che decidono per noi, altre volte siamo noi a determinarle. La vita è sempre un miscuglio di ciò che vogliamo e di ciò che ci è dato. Soprattutto negli amori, non tutto è piano, ci sono avvallamenti, montagne, deserti…
   Elsa s’illuminò:
   - Il deserto, sì la sensazione del deserto  è quella che invade l’animo del giovane Arturo, il protagonista del mio nuovo lavoro. Prima la solitudine, poi l’amore, infine il deserto e lui non resiste, scappa via. Alla ricerca di cosa?... Non si può vivere senz’amore.
   Juliette dovette chiedere a se stessa un supplemento di coraggio e di fermezza interiore per non commuoversi, per cui confidò:
   - L’isola mi trasforma, mi dà coraggio, mi rende intrepida… 
   Avrebbe voluto parlarle di Marino, ma si fermò.
   Elsa allora spalancò i suoi grandi occhi e, continuando a disquisire sul suo romanzo, con passione continuò:
    - L’isola è il romanzo, l’isola è tutto: sogno, disperazione, menzogna, amore, sconfitta, deserto appunto, come nella nostra adolescenza,  quando ci prende il desiderio folle di scappar via dalla vita consueta.
   Sollecitata dall’ascolto pieno e incondizionato, era ritornata nel mondo che stava costruendo in quei giorni e ne fu quasi schiacciata.
   Juliette allora, con intemperanza, versò ancora del vinello bianco nei bicchieri degli amici e a gran voce, in maniera un po’ stridula, disse:
   - Brindiamo all’isola che ci ha fatto incontrare!
   Un tintinnio leggero di cristalli, un assaporamento lento e silenzioso.
   - Vi voglio tutti con me la settimana prossima qui per un momento di festa voluto dalla famiglia Burel di Parigi…Juliette non puoi mancare! Ci sarà anche il sindaco Spinetti e sarò onorato di presentarvelo, - proferì con tono altisonante il professor Esposito.
   Elsa, come se non avesse colto l’invito e apparentemente distratta, si alzò in piedi, baciò Juliette e si accomiatò con leggerezza, scomparendo nel viale, quasi un fantasma che cerca la sua dimora notturna.
   Subito dopo Juliette strinse le mani ai due uomini semi addormentati, li ringraziò per la serata piacevolissima e riprese con vigore la strada di casa.
   Pizzago era immersa nel silenzio, l’isola dormiva. Pensò ancora a Marino e lo immaginò altero e fiero con il suo sguardo dolce accanto allo stipite della porta che la fissava sorridendo. L’indomani, all’alba, gli avrebbe scritto una lunga lettera per raccontagli l’incontro con Moravia e la Morante.

Pasquale Lubrano Lavadera



                                                                              

dalla rivista culturale "Narrazioni" 2014 













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