martedì 13 ottobre 2015

Violenza fisica e violenza passiva


Laboratoro di pace e di non violenza tra i giovani
Gandhi era solito  proporre ai giovani di disegnare la genealogia della violenza, nello stesso modo in cui si disegna un albero genealogico, perché era convinto che ciascuno di essi avrebbe apprezzato la non violenza se avesse capito e riconosciuto la violenza che esiste nel mondo.
Per questo invitava a ripercorrere alla fine di una giornata gli eventi vissuti e conosciuti, e riportarli nell'albero come violenza fisica  se si si trattava di atti in cui veniva usata la forza fisica o come violenza passiva se si trattava di eventi che provocavano ferite emotive.
Fu una sorpresa per tanti il rendersi conto che  le violenze passive erano molto più numerose di quelle fisiche, e che  la violenza passiva era  molto più insidiosa di quella fisica, in quanto generava rabbia nella vittima; rabbia che prima o poi sarebbe sfociata nella violenza fisica. In altri termini lui voleva farci capire che era la violenza passiva a generare la violenza fisica.
Se non prendiamo coscienza di ciò i nostri sforzi di pace e di armonia tra gli uomini no produrranno frutto: "Come possiamo estinguere un fuoco se non spegniamo il combustibile che lo alimenta?"
Per questo Gandhi insisteva molto sull'importanza della non violenza nella comunicazione, sull'importanza di "diventare noi stessi il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo." 
Dobbiamo quindi, in tutto quello che facciamo ogni giorno, cercare di capire come  comunicare in modo non violento, ossia assumendo in ogni circostanza un atteggiamento positivo che sostituisca quello negativo, Perché in genere, anche senza accorgercene, "cerchiamo sempre di guadagnare qualcosa dalle nostre azioni ed anche dalla nostra comunicazione, ancor più se viviamo in una società materialistica in cui prospera l'individualismo. Ma questo atteggiamento non ci porterà mai a costruire armonia nella famiglia, nella comunità, nella società."
Se vogliamo pace, armonia intorno a noi, dobbiamo impedire la violenza e permettere al positivo che è in ognuno di noi di sbocciare ed "essere guidati dall'amore, dal rispetto, dalla comprensione, dall'apprezzamento,dall'empatia, dall'interessamento verso gli altri anziché dall'odio, dall'avidità, dall'odio, dal pregiudizio e dal sospetto."1

1 da A. Gandhy, prefazione al libro Le parole sono finestre, oppure muri di M.B Rosemberg. Edizioni Esserci 2003

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